Se leggi, la magia ti porterà via!

Non è facile convincere i bambini a leggere. Alcuni leggono tantissimo e con piacere, altri proprio non ce la fanno!

Che fatica scegliere un libro nuovo, quando non si ha voglia di leggerlo!

“Controlliamo il numero delle pagine, quante figure ha, ma sono abbastanza grandi? Il carattere con il quale è stampato… Uhm… Il titolo,  è abbastanza attraente? L’impaginazione è gradevole!? Quali sono le dimensioni del carattere? E lo spazio fra una riga e l’altra… quanto ci metteremo a leggerlo?”

“Leggi questo che è corto!” “Mah, mi pare che sia scritto troppo piccolo! E’  per bimbi grandi. Ne scelgo un altro!”

Ragazzi, quest’anno non leggeremo libri MA ognuno di voi potrà presentare un libro che ha già letto e gli è particolarmente piaciuto! A casa preparerete un volantino pubblicitario con uno slogan che serva ad attirare gli altri ragazzi e ad accendere la loro curiosità, al punto di stimolarli a dichiarare che sarebbero disposti a leggerlo! Dovrete fotocopiare il volantino, distribuirlo ai compagni e infine cercare di presentare oralmente il vostro libro preferito  in modo accattivante… Proviamo?

LA SFIDA è LANCIATA! Riusciranno i ragazzi a convincere i compagni a leggere il loro libro preferito?

              

Leggere è bello e istruttivo, ancor più bello se è scritto in corsivo.

             

Leggere fa volare la fantasia.

Se ti appassiona un libro non fartelo scappare.

Se leggi un libro di fantasia siamo contenti, io e la zia.

Se cominci a leggere non smetterai mai.

Leggere è una bella dipendenza.

Trova il tuo libro e incomincia a sfogliarlo.

Leggere ti fa diventare più intelligente.

Leggere è un toccasana.

 

 

Se leggi Harry Potter sarai un mago per tutta la notte.

I libri sono ali che aiutano a volare.

Leggere non è importante, ma è l’unica cosa che conta.

Evviva la lettura, comincia l’avventura!

La lettura è un sogno ad occhi aperti nel mondo che vuoi tu.

Leggere è una scoperta continua.

Se leggerai la notte sognerai.

Leggere è riflettere.

Un libro è il tuo migliore amico.

 

Un libro ti scalda la fantasia.

Se leggi, non ti annoierai mai.

Il libro è il miglior passaporto per entrare nel mondo della fantasia.

Il libro parla ma non ha la bocca, sogna ma senza dormire.

Leggere fa bene al cuore.

Lasciati prendere dalla libromania.

Un libro è per sempre.

Beh, alla fine di ciascuna presentazione molti hanno dichiarato il loro interesse per il libro… Sarà proprio così!?

 

Antichi mestieri di montagna, i ricordi dei nonni

I disegni rappresentano i giochi dei nonni (classi 1^ e 5^)

Dalla prosa alla poesia (classi 3^, 4^ e 5^)

(proviamo a trasformare un testo in prosa in poesia)

 

I VECCHI MESTIERI: il boscaiolo

Il lavoro del boscaiolo si sviluppò fra le due guerre mondiali per recuperare in fretta il
legname abbattuto durante le battaglie.
Il boscaiolo lavorava sempre in compagnia formando una squadra; più lavorava più
guadagnava e poteva portare a casa la legna scartata.
Si alzava all’alba e rientrava al tramonto quando lavorava vicino a casa; se invece
stava lontano per parecchio tempo si riparava con la sua squadra sotto una capanna
fatta di pali e cortecce che a fine lavoro veniva smontata per recuperare la legna.
La capanna conteneva un focolare al centro con una catena per il paiolo dove il cuoco
di turno cuoceva la polenta.
I pasti non erano molto ricchi: con la polenta si mangiava il formaggio, si beveva
caffè d’orzo e la sera, quando andava bene, si consumava una minestra di farina
abbrustolita.
Per dormire venivano usati rametti di abete messi fra paletti spezzati e coperti i
paglia.
I vestiti erano molto pesanti a causa del freddo: manopole ruvide per proteggere le
mani e grandi mantelli pesanti.
La sera dentro la capanna si intonavano cori e si raccontavano storielle per non
sentire la nostalgia di casa.
La legna segata ed abbattuta a mano veniva accatastata e incanalata nei corsi d’acqua
per farla scendere a valle dove veniva utilizzata.
Mia nonna mi ha raccontato che i suoi zii (che erano otto !!!), dopo aver fatto i
boscaioli nella foresta del Teso, sono andati tutti insieme a cercare fortuna in Brasile,
sono andati a fare i boscaioli nella foresta del Mato Grosso e visto che la terra che si
riusciva a bonificare diventava di proprietà, sono riusciti a stabilirsi là e oggi ho
molti parenti che vivono in Brasile proprio grazie al mestiere del boscaiolo!
Dario

Il boscaiolo

Giovanni, boscaiolo molto esperto

va nel “Teso” molto presto.

Con la motosega in spalla

cerca una pianta per tagliarla.

La pianticella fa capolino

alle prime ore del mattino.

Giovanni la pianta taglia a malincuore

ma tanto sa che presto ricrescerà, con vigore!

Boscaiolo

Boscaiolo,

che con la tua scure

ti svegli con il sole sotto l’orizzonte,

con la tua accetta stretta in mano

prendi lo stradello

che ogni giorno

ti porta al tuo amato bosco.

Con freddezza tagli gli alberi

che un tempo avevi piantato

per far spazio ai nuovi alberelli.

Quando il sole se ne va

gli spiragli di luce si spengono

e tu torni, soddisfatto, a casa.

Il boscaiolo

Il boscaiolo

vive tra piante

di tipi diversi.

Il boscaiolo,

tagliatore provetto,

alla fine

fa un lavoro perfetto!

Il boscaiolo,

gran lavoratore

dopo tutto questo

ha un gran cuore!(Mirco)

PECORINO A LATTE CRUDO

Il pecorino a latte crudo della montagna pistoiese si presenta in pezzature che vanno dagli 800 g a 1,5kg. Le forme sono tonde, con diametro tra i 18 e i 20 cm e hanno colore giallo paglierino.  La pasta è salata e ha consistenza morbida; si presenta in tre gradi di stagionatura: fresco, abbucciato e da asserbo. Nella lavorazione, il latte viene filtrato, versato in una caldaia in rame stagnato per la formazione della cagliata e riscaldato fino alla temperatura di 35-38°c; si aggiunge quindi un cucchiaio di liquido, che può essere sia di origine animale (stomaco di agnello) sia di origine vegetale (cardo selvatico). Dopo circa 30-40 minuti, si procede alla pezzature, con forme di diametro di 18-20cm e alla stufatura.

La successiva salatura facilita  la maturazione del formaggio e gli conferisce il suo tipico sapore. Per la stagionatura le forme vengono disposte su tavole di legno e lasciate a riposare per  un periodo superiore ai 60 giorni, dopo il quale si procede al lavaggio e alla spazzolatura del formaggio per togliere il grasso eventuale formatosi durante la stagionatura.
Omar
(dal sito del Comune di Cutigliano)
Il pecorino a latte crudo
Il pecorino a latte crudo
ha forma tonda
e colore paglierino
La pasta è salata, beige,
ha tre gradi di stagionatura,
fresco, abbucciato e asserbo.
Il latte viene filtrato,
versato in una caldaia in rame.
Le forme sono poi disposte
su un tavolo di legno
e fatte stagionare.
Buono, mangiamolo insieme! (Omar)
Il lattaio
La bottiglia è pronta sulla soglia
solo a guardarla ci viene voglia,
voglia di bere quel latte appena munto
che ogni mattina ci porti, appunto!
Ha un gusto tutto particolare
e tu sei un uomo speciale.
Ogni mattina quando arrivi e suoni
ci sentiamo sempre più buoni,
buoni come ciò che hanno fatto le tue mucche
quell’alimento sano chiamato latte!
 
 La lavorazione della castagna
 Siamo in autunno
cascano i cardi
e si raccolgono le castagne,
andando su e giù per il bosco.
Tra le foglie bagnate
 aspettano, nei panieri,
di essere posate
e, poi,
all’essiccatoio portate.
Con il caldo del legno bruciato
sudano acqua
e, poi,
vengono sbucciate.
Con il vecchio carrettino
son portate al mulino.
La ruota gira e,
con la forza dell’acqua,
macina.
La castagna rotondina
diventa farina, dolce e fina.
Nelle case è la regina!(Giulia)

La lavorazione della castagna

Nelle selve assai pulite
per discese e per salite
le mie nonne di montagna
raccoglievan la castagna.
Le mettevan nelle ceste
poi venivano giù leste,
appoggiandosi a un ramiccio
le portavano al caniccio.
Qui seccavan lentamente
e poi tutta quella gente
le mandavano da Gino,
il padrone del mulino
che da ogni castagnina
ci faceva dolce farina.
Così poi con il tempaccio
si mangiava il castagnaccio,
polenta, necci anche frittelle,
dolci e altre cose belle!
Emma, classe terza
2^ classificata
concorso “Gisella”
Pian degli Ontani
 I MESTIERI ANTICHI

Sono stanco…

Mi stendo sul letto

mi addormento

e la mente vola.

Magicamente mi catapulto

in un mondo antico,

sento rumori vivaci ,

profumi decisi.

Vedo le lavandaie al pozzo

che con il ranno

lavano i vestiti;

Giro per le strette viuzze,

vedo visi rugosi,

mani incallite e

schiene ingobbite

da tante fatiche.

In una bottega

che mi par familiare

Nonno Mario , il falegname

intruciolando, prima sega

poi pialla

il legname.

Nonno Domenico

Il ciabattino,

risuola uno zoccolo

nel suo sgabuzzino.

Le massaie

bisbigliano

nell’aia e…

aspettano

i loro amori lontani

carbonai nel bosco

e minatori in terre straniere.

Mi appare davanti

Un viso nero…

…cancaminin,

cancaminin

del paese è spazza camin.

Questi sono i mestieri antichi

dei nostri cari nonni,

lavori mai visti

e toccati ma

questa notte sognati. (Lor. Ag)

Nei vecchi mestieri

Nei vecchi tempi…

c’erano mestieri diversi.

Boscaiolo, falegname

e chi lavorava le castagne.

Qualcuno lavorava alla ferriera

altri allevavano le pecorelle.

Qualcuno faceva il calzolaio,

tacchi e scarpe di cuoio

lavorate a mano.

Che bei mestieri,

li vedrei volentieri!

I nostri avi

I nostri avi, bravi agricoltori

e buoni pastori,

raccoglievano castagne

anche frutti sulle montagne.

Anche se erano in povertà

c’era tanta felicità,

cacciavano di qua e di là

tra cespugli e rivalità

I lavori casalinghi del passato

La maggior parte delle cose

veniva fatta a mano:

scope di paglia per spazzare,

sedie di legno per mangiare,

attrezzi di ferro per il fuoco

 e cibi da vero cuoco!

Il nonno Piero

Quando il mio nonno Piero era giovane,

non avendo voglia di studiare,

decise di andare a lavorare.

La sua mamma un bar aveva

e pensò che di lavorare con lei la pena valeva.

A quei tempi il frigo non esisteva

e nella fontana le bibite metteva;

così, belle fresche e dissetanti,

le offriva ai villeggianti!

Per non farsele rubare

in una cassa, con il lucchetto, le doveva infilare

e alla fine della giornata

nonna Bianca era bell’accontentata!(Clelia)

Il materassaio

Il mio nonno faceva i materassi

e dentro ci trovava tutto, anche i sassi.

 

Scardazzava la lana con fatica

era fiero di quell’arte antica.

 

Usava un ago molto strano

e spesso si bucava la mano.

 

Prima le materasse non si compravano

ma con impegno si ricreavano.

L’ arrotino

E’ arrivato l’arrotino

che di nome fa Agostino

Con il suo bel furgoncino

urla: “Donne!” dal finestrino;

ogni donna assai contenta

con coltelli e borsellino

si avvicina all’arrotino

che ad affilare è proprio bravino.

E alla fine torna a casa

col coltello rinnovato

aspettando l’arrotino

che ritorni dal passato.

Lo spazzacamino

Passava l’inverno sul tetto

sporco di cenere del caminetto.

A volte sulle tegole vedevi un bambino

questo duro lavora era lo spazzacamino.

 

Spesso restava digiuno

il suo mangiare era polvere e fumo.

Con i suoi attrezzi, lo scopetto e la pala,

saliva sui tetti con la sua scala.

Per un bambino era un lavoro così duro!

i bimbi non devono lavorare nè ora nè in futuro.

 

Il carbonaio

Duro mestiere

è quello del carbonaio!

Raccoglie le foglie e le legna

le impila con pazienza

e precisione

per accendere

il suo “calderone”!

Dopo,

tutto ricopre con la terra;

Il fuoco lento lento brucia,

il comignolo fuma

e, alla fine,

ECCO FATTO IL CARBONE!

La carbonaia

Una capanna nel bosco

un giaciglio di foglie e paglia.

Legna tagliata a misura

che piano piano prende vita

in una piramide,

coperta di terra e muschio.

Sopra il fumo esce lento

dentro il fuoco brucia piano.

Così, piano piano, nasce il carbone!

Il carbonaio

In un bosco vicino vicino

si alza il fumo, ma non c’è un camino

c’è il  carbonaio che si dà da fare

a tagliar la legna da bruciare.

Una grande cupola ha costruito

e dopo tanto tempo ha finito.

E’ estate piena e deve lavorare

se questo inverno si vorrà scaldare,

giorno e notte la cupola è accesa

e per il carbonaio è una lunga attesa.

Più di un mese è passato

e il carbone si è formato!

La tessitrice

O mia bella tessitora

che tutto il giorno lavora,

per guadagnare un gruzzolino

per vivere benino.

Quanti fili da incrociare

per poter un tessuto formare,

che un giorno diventerà

il tessuto della società.(Antonio)

La sarta

Le misure lei prendeva,

con la stoffa lavorava

sarta, attenta e premurosa, la piegava;

col gessetto la segnava

e il modello compariva.

Il vestito ormai cucito

veniva poi indossato,

se privo di difetti, approvato

e dal cliente ritirato (Jon)

La sarta

La sarta

cuce e ricuce

filo per filo

stoffa per stoffa

colore per colore.

Ogni suo vestito

racchiude un mondo

come una splendida rosa.

La sarta

Che bel mestiere era fare la sarta

ne conoscevo una di nome Marta

cuciva i pantaloni

e ci metteva i bottoni

faceva sottane

e ci metteva le perle delle collane

un giorno comprò la stoffa d’oro

e ci fece un capolavoro!

La raccoglitrice di erbe officinali

Dentro ogni fiore

si nasconde

qualcosa di speciale;

dentro quelli di mia nonna,

una farmacia.

Ogni mattina,

saliva sui monti

per raccogliere

malva, salvia, salep,

rosmarino e rosa canina,

per poi scambiarle

per qualche soldino.

Dopo un’intera giornata

sui monti,

scendeva

insieme al sole,

al tramontio. (Sofia)

La raccogli erbe

Mia nonna raccoglieva fiori

tanti, tanti, di mille colori!

Ogni mattina saliva sui monti

e scendeva alla luce dei tramonti.

Bulbi d’orchidea, rosmarini e salvia

origano, rosa canina e malva:

la verde farmacia della natura

che nella bella stagione raccoglieva con cura.

Mia nonna era appena una bambina

ma lavorava per comprarsi una pennina.

Presto ha imparato cos’è la fatica

ma la natura le è diventata amica

Petra, classe terza

1^ classificata

concorso “Gisella”

Pian degli Ontani

Operaio

Batti il ferro, non ti fermare,

devi fare per mangiare.

Ora fate proiettili, prima le spade

le dovete far voi, non le fate.

Salda lì, salda là

prima o poi a casa si tornerà?

Se ti stanchi e lavori con impegno

secondo me, i soldi li spenderai con ingegno.

Voi siete gli operai,

il vostro mestiere non finirà mai (Andrea)

Il fabbro

Tra l’incudine e il martello

lavora il fabbro, poverello.

Tutto il giorno giù in fornace

tra il maglio e la brace.

Alla fine del lavoro

torna a casa tutto moro!

Tutto nero e affumicato

un altro giorno è passato…

Un pezzo di pane ha abbrustolito

con olio e aglio l’ha condito.

Domani ritorna a lavorare,

il fabbro non si stanca di martellare!

Samuele, classe terza

3^ classificato

concorso “Gisella”

Pian degli Ontani

Il fabbro

Il fabbro è un lavoro che si fa sudando

ma lui te lo fa ridendo

e quando gli chiedi un lavoro

te lo fa perfetto come l’oro.

Il fabbro lavora ferro, soprattutto,

e con quello può far di tutto.

Insomma il fabbro è un lavoro stupendo

e, a volte, si diverte modellando.

La ferriera

Nel 1350 c’era

di già,

che cos’era?

La ferriera,

che modellava

il ferro,

come per magia

e i fabbri

rendevano

il minerale

un utensile

utile.

Le ghiacciaie del Reno

Nel Reno

ci sono stanze

per conservare il ghiaccio.

Nelle stagioni calde

veniva venduto in città,

per raffreddare le cose

 come in frigo.

Il ghiacciaiolo

Dal freddo della valle del RENO

nasceva il ghiaccio a ciel sereno,

con gli asini e col trenino

da qui, partiva il ghiaccio montanino.

Arrivava fino alla città

per rinfrescare tutto con semplicità!

Animali di qua e di là

Tempo fa gli animali si allevavano,

mucche e pecore andavano

nei prati a mangiare l’erba,

anche dalle capre veniva il latte!

La mia nonna Maria

aveva un toro

che voleva andare da tutte le parti

e una volta la fece quasi cascare

da un burrone,

sicchè lo mandarono via! (Gianna)

Il pastore

Il pastore esce

col suo gregge di buon mattino,

per far brucar l’erbetta

alle sue pecorelle

poi munge le calde mammelle,

lavora il latte

e, miracolosamente,

appaiono ricotta e pecorino,

ecco pronto il buon formaggino.

Il mulino

Sulla collina,

fiorita,

sorgeva un piccolo mulino

dove le castagne,

seccate nel caniccio,

venivano dolcemente

e lentamente frantumate,

macinate dalla ruota di pietra.

Ne usciva una farina dolce

che veniva gustata

in case ricche e povere.

Era cibo prezioso

per gli abitanti

delle nostre montagna.

Il mulino sulla Volata

Se le castagne volevi macinare

al mulino dovevi andare.

Sulla “Volata” ce n’era uno

bello e assai sicuro.

Grandi pietre, tanta acqua e il mugnaio Angiolino

facevano le castagne un gran profumino!

E se la farina volevi portare

c’era la Gina a non farti faticare.

Oggi il mulino non macina più

perché il ponte è andato giù.

La gora, il bottaccio puoi ancora vedere

e sulle macine, se vuoi, ti puoi sedere! (Samuele)

Antichi mestieri nelle immagini dei bambini di 2^

Sante e Virginia, con i loro disegni, sono fra i vincitori del concorso “Gisella” di Pian degli Ontani

 

 

Emozioni dalla Montagna Pistoiese

 

La montagna

La montagna,

ci vuole il cacao

poi un po’ di zucchero,

di quantità qualche chilogrammo.

Poi serve dell’insalata

messa in su,

che mi indica

la faccia.

Poi occorre una bella striscia

di sugo di mirtilli.

Ecco, ora è pronta…

me la mangio tutta ,

questa montagna!

Luca, primo classificato

@@@

Montagna

Montagna bella, innevata d’inverno,

che a vederti sembri proprio un libro aperto.

Perché è così che ti chiami!

Resterei ore a guardarti,

mentre il sole tramonta sulle tue pagine aperte,

che le rende di un colore rossastro

ed illumina il mio cuore di gioia.

Giulia T, seconda classificata

 

 

La giuria del II concorso “Quaderni di vetta” promosso dalla sezione CAI Maresca- Montagna Pistoiese, dopo aver visionato i quasi quattrocento lavori pervenuti, tutti molto belli e degni di nota, ha decretato i seguenti vincitori:

Sezione Poesia ( classi III IV e V)

I classificato : Braido Luca classe IV Maresca

II classificato: Tremoloni Giulia classe V Maresca

III classificato: Abbassi Ruggero classe IV Piteglio

Premio speciale per la grafica a: La Rosa Sofia classe IV San Marcello

Elaborato grafico pittorico (classi I e II)

I classificato : Cara Endri classe I Campo Tizzoro

II classificato: Prioreschi Matilde classe II Piteglio

III classificato: Leonardo Agostini classe I Maresca

Premio speciale a: Sbaragli Alessandra classe I Maresca

La montagna

La montagna

d’autunno

è piena di colori

e, quando le foglie cadono,

gli alberi restano

senza i loro vestiti.

 

D’inverno

lo zucchero

scende sul terreno

e va via

all’arrivo del sole.

 

In primavera

rinascono

i colori e tutto

si arricchisce

di fiori.

 

L’estate è viva,

con il suo

sole splendente

e gli animali

che stanno nei boschi.

Samuele

La montagna in primavera

La montagna in primavera gioia dà

a tutti, a volontà!

La rarità di questo posto

non ha costo!

Le giornate si allungano sempre più,

tanto felice sarai tu!

Le primule si aprono

e gli animaletti escono dal letargo,

la montagna ti piacerà

e non ti annoierà!

Asia P.

Montagna

La montagna è sorprendente

bella, pura e splendente,

nei boschi puoi andare

castagne, funghi e frutti

                                              puoi trovare.

Fai passeggiate all’aria aperta

ed è tutta una scoperta.

E, quando vai via,

sei pieno d’allegria.

Clelia

La mia montagna

Teso, Libro aperto, Monte Gennaio

d’autunno è un gran fogliaio.

Al Rifugio del Montanaro

d’estate c’è caldo per un giaguaro.

Alla Fonte dell’Uccelliera

un cinghiale un giorno c’era.

Sul Libro Aperto

il desiderio è aprire un libro, certo!

Edoardo

Parole

La montagna

 mi fa pensare

ad un villaggio

pieno di alberi,

mi fa pensare

alle castagne

e per giudicarla

non ho parole.

La montagna

mi fa pensare

al sole,

mi dice di essere

quel che sono,

mi fa pensare

alle cose che dico.

La montagna

mi dà coraggio.

Gianna

Cara Montagna…

Montagna

con la castagna

il pane

del tempo,

la nostra salvezza

dell’Ottocento.

La montagna non appartiene a noi

ma noi apparteniamo a lei,

colei che colora il tempo

in noia

in gioia,

grazie montagna!

Ettore

La montagna speciale

La montagna è speciale.

Ha un’acqua freschissima,

le sue castagne sono dolci,

è anche un bellissimo posto

dove stare.

I suoi boschi sono particolari

con i dolci uccellini che canticchiano.

Quando nevica tutto è bianco,

bello e candido.

Emanuela

Montagna Pistoiese

La montagna pistoiese è ricoperta di verde.

Il montanaro si erge

sopra il sasso.

I ramoscelli guardano felici

gli uccelli alati.

Le nuvole e il cielo

ci osservano da lassù.

La neve scende leggera

e fa felici i bambini.

E’ bello giocare insieme!

Anthea

La Montagna

Sono andata

a camminare in montagna

e ho raccolto una castagna.

Ho visto

foglie,

alberi

e piante.

Mi sono accorta

che ho tanta fortuna

a vivere qui

anche perché il paesaggio

è veramente fantastico!

Rachele

La montagna

La montagna nel suo splendore

si può esplorare,

tra foglie rosse,

gialle, arancioni e verdi,

pini e abeti

molto alti.

Io, poi, vivo a Maresca

“donne belle

e acqua fresca”!

Jonathan

La montagna

Cara montagna, non mi lasciare

perché è qui che vorrei abitare.

Quando l’alba illumina le cime

anche il mio cuore si illumina.

Osservo il verde pendio,

il prato pieno di fiori,

con i suoi mille colori,

rallegra i nostri cuori.

La sera, quando alzo gli occhi verso il cielo,

vedo un tappetino illuminato

che mi rilassa e mi fa capire

quanto sono fortunato

a stare in un posto così incantato.

Omar

Un mondo di colori

Un mondo di colori

va via, si allontana

spinto dal vento.

Fa vortici, mucchi

e poi riparte.

I funghi si nascondono

sotto le foglie.

Nella faggeta,

rossa e marrone,

si sentono i rumori

dei rami che si spezzano

e gli scricchiolii

delle foglie sotto i piedi.

I boschi si preparano al freddo inverno.

Edmondo

Montagna (in toscano)

La montagna è piena di meraviglie

c’è ‘i bosco, non le ‘honghiglie.

Nella montagna c’è l’aria “bona” e fresca

si pesca le trote e non solo per festa.

Si mangia bene

e si sta altrettanto!

Ci sono le marmellate

i’ formaggio

i necci e i’ castagnaccio,

poche industrie

e tanto artigianato.

Si beve i’ bon vino,

questa è la montagna

e io so’ montanino!

Andrea

La montagna

La montagna

con le sue giornate di sole,

i funghi, le farfalle e gli animali,

l’aria fresca e i limpidi ruscelli,

le distese di fiori

le farfalle di mille colori.

La montagna,

con la sua natura

è sempre una sorpresa di sfumature.

Agata

La montagna

D’inverno la montagna

è ricoperta dalla neve,

è tutto bianco intorno a noi,

giochiamo a palle di neve,

facciamo i pupazzi.

Temiamo il sole perchè

il divertimento potrebbe finire.

Antonio

Emozioni della montagna

La montagna è piena di colori

e i fiori esplodono di odori,

sono allegri, profumati e divertenti

quando le giornate sono splendenti.

Se il tempo è nebbioso e grigio

l’umore cambia e si intristisce,

ma quando torna il sole

appare l’arcobaleno,

le piante risplendono

come diamanti

e il mio cuore diventa sereno.

La montagna in inverno

La neve scende sul crinale

le foglie ormai sono cascate.

I bei rumori del bosco

sono i versi degli uccellini

dei cervi e dei cinghiali,

il sibilo del vento che passa in mezzo ai rami.

Si cammina fra l’erba ghiacciata,

si parte come fulmini veloci

poi si arriva in cima con il naso ghiacciato

si vede il paesaggio

e si ritrova l’energia.

Giovanni

La Montagna

Vette innevate

che dal fondo alla cima

ti regalano tanta allegria.

Una bella passeggiata

sul crinale, il re della montagna!

Ecco i miei sentimenti

per la montagna, perché l’adoro!

Cara Montagna

Cara montagna,

col tuo cappello di neve

sei un posto speciale

per ogni persona.

Cara montagna,

con i tuoi prati fioriti

ci fai innamorare

del tuo “belvedere”.

Cara montagna,

sei la casa

per piante e fiori colorati

per grandi e piccoli animali.

Cara montagna,

gigante e speciale

è sempre il momento

di amarti col cuore!

Lorenzo T

Montagna

Cara montagna,

con i tuoi prati verdi

e rigogliosi,

sei la casa per mille animali.

In inverno la neve ti copre

e gli animali vanno in letargo

finchè il verde non tornerà.

In autunno i monti

sembrano quadri fatti di foglie

di mille colori.

I fiumi tagliano

i prati, i boschi e i paesi.

Filippo S

Le emozioni

Soffia il vento sugli alberi del bosco

l’aria si riempie di magia,

ballano le foglie come le onde del mare.

Si svegliano di notte tutte le creature

ognuna col suo canto.

Sono queste le sensazioni di casa mia.

Estate

L’estate in montagna

ci divertiamo

e il gelato mangiamo.

Facciamo gruppo,

andiamo in bici,

giochiamo al pallone

e, a volte, facciamo

delle camminate

che durano delle giornate!

Filippo B

La mia montagna

Gli uccellini,

cinguettando,

svegliano il piccolo paese

in cima alla montagna.

I fiori,

gioiosi e sinceri

rallegrano tutto il vicinato.

I boschi,

gli alberi fioriti…

le farfalle

danno gioia ai nostri cuori

con ali di mille colori.

Le nuvole,

portate dal vento,

giocano con il sole

a nascondino.

Dalla vetta

bianca e bella

vedo il mio piccolo paese…

Questa è la mia montagna.

Nadia

Primavera

Alberi spogli

tutti pronti, si parte!

Vedo la vegetazione,

le gemme gonfie

verde tenue

poi vivace,

viola pastello;

vedo le api,

le vespe

e le libellule.

Fiori rossi,

gialli e bianchi.

Vedo uno “spifferio”

di luce

tra gli alberi.

Siamo arrivati?

La montagna ora è verde

vedo gli alberi fioriti

che la leggera brezza

fa tremolare.

Lorenzo A

La montagna

Gli uccellini

svegliano

il sole

che di colpo

si alza e illumina

le montagne.

Esse,

a loro volta,

svegliano i fiori

che iniziano

 a sbadigliare

allungando

le loro mani colorate.

Il vento,

malandrino,

inizia a soffiare.

Le mie montagne,

i miei pianeti inesplorati!

Sofia

Incontro con i volontari del CAI – Cosa fare, come prepararsi ad un’escursione in montagna

Prendere appunti – Gli schemi di Sofia

 

Bullismo, Cyberbullismo – Che fare?

Io e te

Io e te
siamo stati creati
diversamente.
Io ho i miei difetti
tu i tuoi difetti
io le mie idee
tu le tue idee.
Non è colpa tua
se hai un carattere
che a me non piace!
Non puoi cambiarlo
ed io non posso cambiare il mio!
Impariamo allora ad accettarci
a vicenda
senza discutere
su ogni cosa
su cui non siamo d’accordo
perché non c’è niente da fare:
o tu accetti il mio essere
ed io il tuo
oppure l’odio continuerà
 a sfasciare
ferocemente
la nostra umanità.
(Alice Sturiale, Il libro di Alice, Milano, Superpocket Rizzoli, 1998)
Tratta da “Io non vinco, tu non perdi” – UNICEF

Alice ha scritto questa poesia in quinta elementare, tu hai mai provato gli stessi suoi sentimenti? Sei d’accordo con lei che bisogna imparare ad accettarci a vicenda? Cosa fai se un amico si comporta in un modo che a te proprio non piace? Sei d’accordo con Alice che nessuno possa cambiare il carattere di un’altra persona? Come ti senti se discuti con qualcuno che non la pensa come te?

Il limerick del bullo

C’era una volta un bullo

con la faccia da citrullo.

Era amico di pochi bambini

perché picchiava grandi e piccini.

Ma non si accorgeva che era, solo lui, l’unico grullo, povero bullo!

Classe quinta

 

Articoli di cronaca ma non solo

Riflessioni sul bullismo, dalla cronaca locale a quella internazionale

ATTI DI BULLISMO SULLA MONTAGNA PISTOIESE

I piccoli e tranquilli borghi montanini si “sono svegliati”

Primissimi casi di ribellione si sono verificati in montagna

Ragazzi e ragazze si ribellano a adulti e coetanei nella speranza di sembrare “più grandi”.

MARESCA – É cronaca di questi giorni che nelle tranquille borgatine della Montagna Pistoiese si sono verificate le prime segnalazioni di casi di bullismo e di ribellione da parte di ragazzi e ragazze di Maresca e zone limitrofe. Il primo caso è stato segnalato in una scuola elementare: una bambina dopo essere stata derisa perché non aveva saputo rispondere ad una domanda posta dall’insegnante, ha avuto un piccolo battibecco con una compagna di classe la quale l’ha presa per il giacchetto l’ha alzata da terra intimandole di non rivolgersi mai più a lei con quel tono. Il secondo caso si è verificato sempre all’interno di una scuola elementare; questa volta la “vittima” del bullismo è stata l’insegnante, che al termine di un chiarimento con genitori e alunni, si è sentita rispondere in malo modo da un alunno davanti a tutti. Il terzo e ultimo caso si è verificato ai giardini pubblici dove una bambina dopo varie intimidazioni nei confronti di una coetanea ha spinto quest’ultima dallo scivolo facendola cadere sui sassi per poi riderci sopra. É triste vedere come anche in questi luoghi, dove ha sempre regnato la pace e la tranquillità, dove ci si conosce tutti, dove fino a ieri per ogni persona che si incontrava c’era un sorriso o un saluto, i giovani, anzi giovanissimi, stiano “degenerando”, crescendo senza regole ,senza educazione e rispetto nei confronti di chi è più grande, nella vana speranza di dimostrare agli adulti chissà che cosa!!!

di Rachele

(Articolo ben scritto, molto buono sia dal punto di vista formale che del contenuto. Notizia originale, non comparsa su alcun quotidiano. Lavoro consegnato nei tempi richiesti.)

Occhio al telefonino

Telefoni a scuola: quali rischi?

Bambina di 9 anni, vittima di un brutto scherzo a scuola

Il fenomeno del bullismo non sembra circoscritto solo all’età adolescenziale, ma tocca anche i più piccoli. In una scuola elementare di Agrigento si è verificato addirittura un caso di cyberbullismo. La vittima è una bambina di 9 anni, che ha rischiato di subire gravi conseguenze.

In un momento in cui la bambina si era distratta, lasciando il suo telefonino sul banco, un gruppetto di bulletti di 9-10 anni ne ha approfittato per farle un brutto scherzo. Dal telefono della compagna hanno scaricato foto di nudo da internet e, scancellandone il viso, le hanno diffuse come se l’avesse fatto la proprietaria stessa. In un’ora le immagini sono state condivise tra i compagni, raggiungendo moltissime persone. La scoperta è avvenuta nella stessa giornata, è stata allertata la famiglia e tutto è stato interrotto dalla Polizia postale. Seppur fasulle, le foto sono state passate per vere, mettendo la bambina in una situazione di grande imbarazzo e creandole seri disagi.

Questa vicenda solleva una serie di interrogativi:

Perché a dei bambini di 9-10 anni gli è venuta in mente una cosa simile?

Come mai erano così esperti di internet e di telefono cellulare?

Questo significa forse che trascorrono troppo tempo a navigare su internet dal telefonino?

È veramente necessario che dei bambini di questa età abbiano il telefono?

È veramente necessario che lo portino a scuola?

Quali gravi conseguenze avrebbe potuto subire la bambina?

di Sofia

(Articolo ben scritto, molto buono sia dal punto di vista formale che del contenuto. Interessanti le riflessioni conclusive. Lavoro consegnato nei tempi richiesti.)

 

Il bullismo è un fenomeno molto grave che colpisce tantissimi giovani in età adolescenziale ma anche in giovane età. Questo terribile atto di violenza fisica e allo stesso tempo psicologica sta colpendo un numero molto elevato di ragazzi e viene esercitato spesso da altri ragazzi coetanei.  I cosiddetti bulli colpiscono le loro vittime, esercitando su di loro una pressione fisica e psicologica molto elevata che provoca un senso di paura e di umiliazione. Molto spesso le persone che rimangono vittime del bullismo, per paura, non sanno  come risolvere il loro problema e non sanno a chi rivolgersi

Omar

(Potrebbe essere considerato un “trafiletto”, senza titolo, come invece era stato richiesto. Lavoro consegnato nei tempi.)

(Copiato da skuola.net, da La Repubblica…)

 

Episodi di bullismo a Pordenone

DERISA DAI BULLI A SCUOLA, SI LANCIA NEL VUOTO A 12 ANNI

“ NON CE LA FACEVO A RIENTRARE A SCUOLA “

Pordenone. Dopo continui episodi di bullismo, una ragazzina di 12 anni che frequenta la seconda media, si è buttata giù dalla finestra della sua camera dell’ appartamento dei suoi genitori .

I suoi genitori hanno visto la finestra aperta della sua camera e guardando giù si sono accorti che la ragazzina era sdraiata nel cortile dell’ abitazione.

La dodicenne secondo i medici non è in pericolo di vita perché, per fortuna, nella caduta avrebbe sbattuto su una tapparella aperta di una finestra del piano di sotto, che avrebbe rallentato la caduta. Ha comunque alcune fratture ossee tra cui una anche ad una vertebra.

La polizia ha dichiarato che sono episodi di bullismo quelli subiti dalla ragazza.

La ragazza ha in fatti scritto la settimana prima del fatto, alcune lettere: “Ora sarete contenti “

Lei ha dichiarato il suo disagio con il rapporto tra coetanei e compagni di scuola alla polizia e anche mentre veniva trasportata in ospedale.

La polizia sta facendo le indagini sui social network, ha sequestrato il telefonino ed il PC della ragazzina, per ulteriori indagini.

Il tentativo di suicidio di questa dodicenne di Pordenone è stato spinto dai continui disturbi dei compagni di scuola, tipico del bullismo. La ragazza avrebbe fatto questo gesto perché aveva paura di urlare al mondo le sue paure, così ha deciso di buttarsi dalla finestra.

Giulia

(Articolo di cronaca ben scritto, sia per la forma che per il contenuto.  Lavoro consegnato nei tempi.)

 

SCUOLA: Aumentano i casi di bullismo 
    IL BULLISMO SECONDO ME
Il bullismo spiegato sotto il mio punto di vista
 
 
      Il bullismo è una forma di violenza compiuta da giovani verso i loro coetanei. E’ una forma di prepotenza fatta soprattutto da ragazzi che si sentono più forti di altri. Questi atti vengono spesso ripetuti nel tempo e sempre verso le persone più deboli ed indifese che per carattere non riescono a reagire.
     Il bullismo nelle scuole spesso è fatto da ragazzi che hanno scarso rendimento scolastico e non hanno una guida da seguire che li indirizzi verso un comportamento migliore.
     Il bullismo, contrariamente a quello che uno può pensare, non è fatto solo da ragazzi ma anche da ragazze in maniera meno manesca ma più psicologica.
     Chi subisce bullismo deve riuscire a trovare la forza di chiedere aiuto e non di chiudersi in se stesso per evitare spiacevoli situazioni che spesso non hanno ritorno dandola vinta ai bulli.
     Nel corso degli anni sono cambiate molto le generazioni di giovani, oggi non ci si diverte più se non si esagera e non si vive sopra le righe: infatti prima queste forme di violenza non si verificavano molto spesso o, comunque, non avevano conseguenze pesanti mentre al giorno d’ oggi sono all’ordine del giorno sempre più eccessive e pericolose.
     Il bullo tende sempre a essere seguito da uno sciame di ragazzi che seguono alla lettera quello che il loro leader gli dice di fare, un po’ per riverenza verso la sua figura e un po’ per non mostrare nessuna debolezza e quindi subire le sue violenze.
     Secondo me coloro che hanno questi comportamenti sono giovani che spesso hanno situazioni familiari infelici: magari genitori che litigano sempre oppure che applicano violenza coniugale e quindi non seguono i figli dandogli un’istruzione corretta e, quest’ultimi, sfogano  la loro rabbia e frustrazione fuori dalle mura domestiche.
     Cose del genere potrebbero forse essere evitate se i genitori per primi seguissero di più e costantemente i loro figli, li controllassero meglio senza dargli totale libertà e anche se a scuola ci fossero figure di guida e di riferimento per gli alunni.
Lorenzo T
(Articolo molto interessante sul bullismo. Ben scritto. Ottimo il contenuto ricco di riflessioni personali. Lavoro consegnato nei tempi.)

 Ucciso ad Alatri ragazzo di 20 anni da un gruppo di coetanei

Alatri-  Massacrato un ragazzo di nome Emanuele Morganti con pugni, calci e colpi
di spranga, il ragazzo non è morto subito ma in ospedale. Il gruppo che lo ha massacrato era composto da nove persone di cui due sono accusate del suo omicidio.
Il motivo del aggressione  sembrerebbe causato dall’apprezzamento sgradito nei
confronti di una ragazza, ma sono ancora in corso le indagini.
L’aggressione è avvenuta all’esterno del  Music Club Mirò, un Circolo  ARCI di
Alacri.
Per  l’omicidio  sono  stati  arrestati  due  ragazzi  di  27  e  20  anni  di  nome  Mario
Castagnacci  e  Paolo Palmisani,  due fratelli con  precedenti  per droga; l’accusa è   di
omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
L’unico a difendere il ragazzo è stato il suo amico colpito e calpestato dal branco.
I due fratelli accusati dell’omicidio si proclamano innocenti al momento si trovano
rinchiusi in isolamento alla prigione di  Regina Coeli. I due sono stati arrestati grazie alla
testimonianza di molti ragazzi.
Il funerale del ragazzo si è svolto a Tecchiena in provincia di Frosinone. La rabbia
del fratello : “Solo uno l’ha difeso. Assurdo che nessun parli.”
È  stata  organizzata  una  fiaccolata  in  ricordo  del  ragazzo  e  per  dire  no  alle
aggressioni, tutto il paese era presente alla fiaccolata.

Filippo S

(Articolo ben scritto; molto buono il contenuto, il titolo manca del sommario e dell’occhiello. Lavoro consegnato nei tempi)

 

Nuovo episodio di bullismo a scuola.

Ragusa: bulli fanno ballare nudo in strada un compagno di scuola

Il giovane aveva già subito atti di bullismo. Individuati i componenti del branco, tutti fra i 14 e i 18 anni . Due ragazzi denunciati.

Uno studente di un istituto superiore di Ragusa è stato vittima di bullismo da parte di alcuni suoi compagni d’istituto.

È stato costretto a ballare e a denudarsi davanti ad una adolescente in attesa del pullman che lo riportasse a casa. Il gruppo di bulli, non contenti hanno registrato la ‘perfomance’ e l’hanno postata su un social.

Il fatto è successo alcuni giorni fa alla fermata del bus davanti alla scuola.

Il ragazzo, stanco di subire, ha raccontato tutto ad un docente che ha informato il dirigente scolastico che a sua volta ha allertato gli agenti della Squadra Mobile di Ragusa.

I poliziotti poi hanno interrogato i ‘bulli’ che si sono contraddetti ma messi alle strette hanno confessato e alla fine sono pure scoppiati a piangere. I responsabili, tutti ragazzi tra i 14 e i 18 anni, sono stati individuati. Due di loro sono stati denunciati per violenza privata.

I poliziotti hanno ottenuto anche che chiedessero scusa al loro compagno per confermare il loro pentimento.

Nadia

(Articolo di cronaca ben scritto, sia per il contenuto che per la forma. Lavoro consegnato nei tempi.)

Atteggiamento di violenza fisica o psicologica verso i più deboli

IL BULLISMO

BAMBINI DISABILI AGGREDITI E FILMATI, BAMBINI MALATI DERISI,BAMBINI TORMENTATI DA BULLI CHE TENTANO IL SUICIDIO, FOTO MESSE IN RETE…

Il bullismo è un atteggiamento di violenza fisica o psicologica verso i più deboli.

Alcuni ragazzi, infatti, si credono di essere più forti e bravi facendo dispetti e offese ad altri bambini, ma in realtà dimostrano solo e soltanto debolezza interiore. I ragazzi bulli, agiscono specialmente in gruppo, si fanno forti e si spalleggiano l’uno con l’altro. Di solito, sono ragazzi che non sono bravi a scuola, ai quali si aggregano talvolta altri bambini che credendoli più forti preferiscono stare dalla loro parte per la paura di subire le loro violenze; in molti casi, i bambini vittima di bullismo sono quelli un po’ più timidi e a volte con un difetto fisico. Gli atti di bullismo nascono principalmente nelle scuole ma poi si sviluppano anche nella vita sociale del bambino preso di mira. A scuola, i bulli possono iniziare la loro triste carriera, rubando penne e matite ad altri bambini, mettendoli in difficoltà davanti alle interrogazioni, minacciandoli e non facendoli giocare con loro. Man mano che crescono i bulli diventano sempre più aggressivi e quindi le loro azioni sono sempre più gravi. Ad esempio possono arrivare anche a picchiare i bambini più deboli e talvolta anche disabili e fargli gravi offese verbali. In questi ultimi anni poi con il sopravvento dei Social gli atti di bullismo viaggiano anche in rete; infatti, con un semplice “clic” i bulli possono emarginare ed umiliare i bambini più deboli e bravi escludendoli semplicemente dai “loro” gruppi Whatsapp, Instagram ecc. oppure più grave, diffondendo in rete foto e video di violenze che poi si diffondono a migliaia di persone ad un ritmo virale.

La mia domanda però è questa… Perché i bulli si comportano in questo modo??? Beh…la risposta è semplice, anzi semplicissima…i bulli sono i veri e gli unici ragazzi deboli, le loro violenze nascondono solo le loro insicurezze ed il gruppo gli serve per farsi forza e coraggio l’un l’altro.

I bulli hanno un grande bisogno di aiuto.

Allora tutti insieme uniti prendiamoci per mano abbattiamo il muro dell’indifferenza e diciamo a gran voce STOP…BASTA AL BULLISMO!!!

Lorenzo A

(Interessante articolo di riflessione sul bullismo, con conclusioni personali. Ben scritto. Lavoro consegnato nei tempi)

 

 

Dal Blog “Il crostino” di Agata

 OGGI NEL CROSTINO SI PRESENTA:

Il bullismo e come affrontarlo

Negli ultimi tempi ci sono stati molti atti di bullismo e di cyberbullismo in tutto il mondo.

Cos’è il bullismo?

Il bullismo è una forma di potenza e di superiorità, praticata dai più forti verso i più deboli o ai nerd.

E il cyberbullismo?

Il cyberbullismo è la forma di bullismo praticata sui social network.

COME TUTTI POTREMMO AFFRONTARLO:

1]chiamare un adulto che potrebbe impedirglielo;

2]reagire a tutte le forme di bullismo compreso quello cyber;

3]cercare di fare un video, ma non postarlo perché questo sarebbe cyberbullismo.

(Come sempre hai un modo speciale e originale di realizzare i compiti che ti vengono assegnati. Lavoro consegnato nei tempi.)

E’ un  fenomeno sociale sempre più diffuso
Il bullismo nelle scuole e nella società in generale
Purtroppo gli episodi sono sempre di più e sempre molto gravi

Il bullismo è un fenomeno molto grave che colpisce tantissimi ragazzi  in età adolescenziale ma anche in giovane età. Questo terribile atto di violenza fisica e allo stesso tempo psicologica sta colpendo un numero molto elevato di ragazzi e viene esercitato spesso da altri ragazzi della stessa età. Questi ragazzi hanno paura a dirlo perché sanno che dopo gli succede peggio; speriamo che questo fenomeno sia sconfitto al più presto per la tranquillità e la sicurezza di genitori e bambini.
 
Antonio

(Articolo breve che spiega cosa sia il bullismo, potevi arricchirlo con considerazioni personali. Buona la forma, il titolo è completo. Lavoro consegnato nei tempi.)

(estrapolato da skuola.net, La Repubblica… scuola.repubblica.it/toscana-firenze-smsdantealighieri/2017/02/01opinioni-a-confronto-uncaso-di-bullismo-con-gravissime-conseguenze)

BULLiSMO E CYBERBULLISMO L’ INCUBO DEI RAGAZZI

IL BULLISMO VIRTUALE

Il cyberbullismo è il nuovo incubo dei ragazzi che vengono ritenuti “deboli”

 

Bullismo e cyberbullismo, aumentano i reati.”

Gli americani definiscono il bullismo come “un’epidemia silenziosa”, che Internet ha reso ancora più nascosta. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istat sul bullismo (“Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi”), pubblicato a dicembre, tra i ragazzi che usano cellulare e Internet, il 5,9 % ha denunciato di avere subìto ripetutamente azioni offensive tramite sms, mail, chat o social network.
Vittime, più di tutti, sono le ragazze: il 7,1% contro il 4,6 dei ragazzi.

Si parla di statistiche che riguardano soprattutto adolescenti di età tra i 14 e i 17 anni. Più di nove adolescenti su dieci usano un telefono cellulare, la metà usa un personal computer, sette su dieci usano Internet. Due ragazzi su tre, poi, ritengono che il cyber bullismo sia un fenomeno in crescita. Dati che non tengono conto di chi non denuncia. In Italia non esiste un reato di cyber bullismo, così come non ne esiste uno per il bullismo in generale.

“Un comportamento bullo – si legge sul sito dei Carabinieri – è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare. Spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare”.

I reati, di solito, sono quelli che derivano da questo comportamento: stalking, diffamazione online, ingiurie, molestie, furto di identità digitale sui social network. E secondo i dati della Polizia Postale, in Italia nel 2015, ci sono state 6 denunce per stalking, 36 per diffamazione online, 18 per ingiurie, 16 per molestie e 59 per furto di identità digitale. È un modo di perpetuare il dominio di chi si crede ed è creduto “forte” su chi è creduto, e troppo spesso si crede, “debole”. Ed è il risultato di un disagio psichico e relazionale del bullo o, sempre più spesso, della bulla, un modo spaventato e infelice di affermare la propria presunta e rassicurante normalità.

Il bullo, per opinione nostra, è attratto dai bambini che si credono deboli ed è per questo che essendo un loro stato mentale, vengono presi di mira, “presi in giro e picchiati”.

Il cyberbullismo viene fatto dai bambini o ragazzi che non hanno il coraggio di dire le cose in faccia, ma si nascondono sui social e prendono le persone in giro. Generalmente non agiscono da soli, ma in gruppo, mettendo in difficoltà altri ragazzi soli che nella vita vera si sentono deboli.

Secondo noi il bullismo in tutte le forme è sbagliato dovrebbe essere un reato punibile severamente.

Andrea e Filippo B

(Interessante articolo di riflessione sul bullismo, con opinioni finali anche personali. Deve essere apprezzato inoltre il lavoro in team perché, come sappiamo, nei quotidiani il lavoro è di gruppo. Compito consegnato nei tempi. Sono citate le fonti)

Bullismo- Jonathan

Bullismo- Scout, gli hanno fatto la pipì addosso!

A Venezia hanno legato un ragazzo ad un albero, lo hanno picchiato, hanno finito l’opera facendogli la pipì addosso. Non si sentiva accettato dal gruppo Scout, la famiglia ha chiesto aiuto ad una psicologa.

Bullismo a scuola

1- Una ragazza è stata presa di mira dalle sue compagne di scuola. La prendevano in giro, dicendo che era brutta e spaventavano ogni ragazzo che le si avvicinava, poi, dopo un po’, se ne andavano.

2- Un ragazzo rappresentante di classe era obbligato a coprire i suoi compagni bulletti che uscivano da scuola di nascosto, altrimenti sarebbe sta picchiato. Il babbo ha dovuto insegnare al figlio a difendersi e a ribellarsi.

Info: Corriere della Sera

Produzione: 3 aprile 2017

Autrice: Alice D’este

(Trafiletti* sul bullismo. Questo non è un vero e proprio articolo, ma ci ha fatto imparare una nuova parola giornalistica. Riporta la fonte.)

Nel linguaggio giornalistico, breve articolo, in genere senza titolo.

Bullismo a Pistoia: la vittima di 14 anni è stata
picchiata a cinghiate

Il ragazzino andava alle superiori.
Una mattina alle nove il ragazzo è andato in caserma con i suoi genitori a denunciare il caso.
Ha raccontato che all’inizio lo prendevano in giro, gli dicevano che puzzava e che non si lavava.
Poi sono passati agli sputi, ma il ragazzino non faceva caso a niente, e
pensava che la situazione fosse finita, ma invece gli insulti continuavano.
Finchè un giorno all’uscita di scuola il gruppo lo fermò e fu preso a cinghiate.
Il ragazzo, tornato a casa, raccontò tutto ai suoi genitori che decisero di denunciare il caso.
Dario

(Breve articolo, ben scritto. Nel titolo mancano occhiello e sommario. Lavoro consegnato con un piccolo ritardo)

CYBERBULLISMO

I Cyberbulli sono bulli (Haters) che prendono in giro le altre persone sui social network. Secondo me è molto brutto, perché  i social network sono visibili da molte persone.

Ho notato che su youtube vengono offesi i ragazzi che aprono un loro canale: secondo me ognuno deve avere la libertà di fare ciò che desidera, rispettando il prossimo. Quindi i ragazzi grandi non dovrebbero offendere quelli più piccoli alle prime esperienze. Ognuno dovrebbe essere tranquillo e fare le proprie esperienze.

Alcune persone mettono sui social video imbarazzanti, in cui la vittima viene picchiata o presa in giro. Di solito il branco segue il carnefice, perché  è difficile prendere le distanze da chi vuole apparire forte. Così i deboli sono sempre più deboli, derisi dal gruppo. Bisognerebbe avere il coraggio di denunciare oppure di chiedere aiuto agli adulti. Sarebbe anche importante affrontare il bullo, non con la violenza, ma con le parole e provare a fargli capire gli errori. Il bullo è sicuramente più debole della vittima, ha bisogno di apparire, di essere grande agli occhi degli altri.

I bulli si sentono più sicuri ad agire sui social, perché  non sono visti per davvero: è una realtà virtuale, ma più pesante di quella vera. Questo perché  l’episodio si amplifica, può essere visto da tutti.

Giovanni

(Articolo ben scritto, riporta riflessioni personali molto interessanti  sul cyberbullismo. Nel titolo mancano occhiello e sommario.)

Il Bullismo

Spesso ho sentito parlare di bullismo alla televisione, i ragazzi sono presi di mira da un gruppo di coetanei soltanto perché sono più fragili o semplicemente perché considerati “diversi” nel modo di vestire o di parlare, perché non sono alla moda o perché, magari, sono più timidi.

Io penso che i bulli si facciano forza con il gruppo, da soli conterebbero poco. Penso che ci vorrebbero leggi più rigide. I bulli dovrebbero pagare per i loro gesti aiutando gli altri, magari gli anziani, oppure lavorare con gli animali. Bisognerebbe  aiutare questi ragazzi a inserirsi nella scuola o nella vita di tutti i giorni.

Mirco

(Breve articolo ma ben scritto con riflessioni personali. Potrebbe essere considerato un trafiletto in quanto nel titolo mancano il sommario e l’occhiello)

Prima Riflessione: come abbiamo detto in classe, è importante riportare le fonti da cui è stato tratto l’articolo.

Seconda riflessione: When? Negli articoli manca la data, quelli di cronaca non ci dicono quando sia avvenuto il fatto, degli altri non si sa quando siano stati scritti.

Compito per i ragazzi di quinta: leggi tutti gli articoli e dai a ciascuno un punteggio da 1 a10. Consegna i punteggi entro venerdì 5 maggio 2017

***

***

-In questi giorni stiamo parlando di “bullismo”, secondo te qual è il modo migliore per affrontare o reagire a un bullo?-

“Per affrontare i bulli serve freddezza e autostima e non farsi ferire dai loro gesti.”

“Io penso che il bullismo sia un problema serio nella vita sociale e penso che l’unico modo per affrontarlo e, quindi, sconfiggerlo sia quello di non vergognarsi e denunciare tutti i fatti e le cose che accadono a noi e agli amici”

“Bisogna farci coraggio e parlarci”

“Secondo me, il modo migliore per affrontare un bullo è non farsi vedere debole, reagire, difendersi e riferirlo ai propri genitori”

“Non dare soddisfazione al bullo”

“Secondo me, il modo migliore per vincere il bullismo è non avere paura, anche se è molto brutto quello che ti fanno, e dire tutto alle maestre e ai genitori”

“Secondo me, se sei vittima di bullismo devi dirlo a qualcuno e il bullo dovrebbe essere aiutato a migliorare”

“La cosa migliore da fare è denunciare queste persone perché con il silenzio non si fa altro che favorire il bullismo”

“Per affrontare un bullo, secondo me, non dobbiamo assolutamente “chiuderci a riccio” ma dobbiamo parlarne con i nostri amici, genitori, insegnanti… Anche gli adulti dovrebbero far conoscere ai ragazzi questo problema facendo loro capire che questa cosa non è uno scherzo e che il bullismo può avere conseguenze tragiche”

“Se c’è un bullo che mi perseguita reagisco in due modi: 1- se mi picchia scappo o gli tiro un pugno nei..; 2- se mi prende in giro lo ignoro”

“Il modo migliore per affrontare un bullo è quello di non reagire alle offese e denunciare il fatto agli insegnanti e ai genitori”

“Per affrontare un bullo io chiamerei un adulto. Dopo un fatto di bullismo andrei dagli insegnanti o dal preside, oppure dai genitori”

“Il modo migliore di affrontare un bullo è quello di chiamare una persona adulta per fermarlo”

 

COME DIFENDERSI DAI BULLI , 10 regole utili

 

1) Se ti capita di vedere, nella tua scuola, che qualcuno subisce prepotenze, devi parlarne con un adulto.

2) Se tu stesso subisci prepotenze o atti di bullismo, parlane con un amico, con un insegnante o con i tuoi genitori. Ricorda che le cose non cambieranno finché tu non racconterai ciò che succede.

3) Cerca di ignorare il bullo e impara a dire “NO” con molta fermezza, poi girati e allontanati. Ricordati: è molto difficile per il prepotente continuare a prendersela con qualcuno che non vuole stare lì ad ascoltarlo.

4) Cerca di non mostrare che sei impaurito o arrabbiato. Ai bulli piace ottenere una qualsiasi reazione, per loro è “divertente”. Se riesci a mantenere la calma e a nascondere le tue emozioni, potrebbero annoiarsi e lasciarti stare.

5) Durante gli intervalli, quando siete in tanti nello stesso spazio, cerca di stare in una zona tranquilla e sicura (nei pressi di qualche adulto, vicino ai compagni che ti proteggono, etc.).

6) Cerca di evitare di trovarti da solo in quei posti in cui sai che il bullo si diverte a prendersela con te. Questo può significare cambiare la strada che percorri per andare a scuola o utilizzare soltanto le stanze comuni o i bagni quando ci sono altre persone. Sull’autobus cerca di sederti vicino all’autista o a qualche adulto.

7) Se vieni picchiato dillo subito a un bidello o a un insegnante e chiedi che scriva quello che è successo.

8) Non venire alle mani può essere di aiuto. Se tu fai a botte con i bulli potresti peggiorare la situazione, farti male o prenderti la colpa di aver cominciato il litigio.

9) Mantieni un diario di quello che ti sta accadendo. Scrivi i particolari degli episodi e le tue sensazioni. Quando ti deciderai a dirlo a qualcuno, una memoria scritta degli episodi di bullismo renderà più facile dimostrare come sono andate le cose .

10) Il bullismo fa stare molto male e, se senti che non ce la fai ad affrontare e risolvere la situazione, può essere utile che ne parli anche con il tuo medico o con uno psicologo.

Associazione EducaCi

(Liberamente adattato da: Io non vinco, tu non perdi, UNICEF, ottobre 2004)

Le nostre poesie-messaggio

Perché io?

Perché io

che porto gli occhiali

che sono più basso

che sono più alto

che sono più grasso

che sono diverso.

Perché io?

Non posso più sopportare

questa vita, questi modi.

Dico: “Basta

a questi comportamenti!”

Filippo S,

Il nostro carattere

Io ho un carattere un po’ strano

ma lo amo perché è solo mio.

Tu hai un carattere speciale

ma questo solo secondo te.

Qui la gente ci giudica

con pareri molto diversi:

siamo buoni, siamo cattivi.

Ma noi, in realtà,

come ci giudichiamo?

Il giudizio degli altri non conta.

Quello che conta

è come noi ci sentiamo

e come ci vediamo veramente.

Ma anche il nostro giudizio

non conta tanto…

nessuno è perfetto,

basta amarsi veramente.

Lorenzo T, Nadia, Mirco

Il limerick > come si fa

C’era una volta un limerick                 A   > Il primo verso indica il protagonista

che stava insieme con colla stick.      A    > Il secondo indica una “qualità” del protagonista

Rimase appiccicato a un cartellone                B > Il terzo 

e fu gettato, ahimè, dentro un bidone.           B > e il quarto narrano ciò che accade

Nel tonfo le parole fecero click, a quel  povero limerick!  A > Il quinto riprende il primo aggiungendo una qualità

Il limerick è una breve poesia umoristica, un nonsense,  in rima di cinque versi. 

Lo schema delle rime del LIMERICK è AABBA

Il LIMERICK  fu inventato da Edward Lear ( Londra 1812 -San Remo 1888).

 

 

 

Nativi americani, storie di diritti negati

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Il primo marzo 2017 abbiamo incontrato il Dr. Alessandro Martire il quale ci ha raccontato  della sua esperienza con i nativi americani e delle loro tradizioni.

   “Il Dr. Alessandro Martire, è il presidente dell’Associazione Wambli  Gleska, ed è l’unico soggetto ufficialmente autorizzato in Italia ed Europa a rappresentare il popolo Sioux (Lakota-Sicangu) di Rosebud, nonché gli Oglala di Pine Ridge; ad esso è stato conferito mandato di rappresentanza ed è Membro Onorario della Nazione Lakota Sicangu per mozione del popolo e con atto deliberativo del 1999 che lo nomina Componente della nazione Sicangu Sioux a tutti gli effetti di legge, nonché loro Avvocato Internazionale. Il suo nome Lakota è: “colui che parla per la sua gente” in Lingua Lakota “Oyatenakicijipi”, In base alle risoluzioni internazionali della Nazione lakota Sicangu di Rosebud n 202/95 -43/98- 44/98- 45/98 e n 165 emessa in data 5 agosto 2008. E’ figlio adottivo di Leonard Crow Dog Senior, e adottato ufficialmente dalla famiglia Brings Plenty- Ota Au’, nel maggio del 2014…”

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Disegno  Filippo S.

Riflessioni sui Nativi Americani

 

Tieni stretto ciò che è buono

Tieni stretto ciò che è buono,

anche se è un pugno di terra.

Tieni stretto ciò in cui credi,

anche se è un albero solitario.

Tieni stretto ciò che devi fare,

anche se è molto lontano da qui.

Tieni stretta la vita,

anche se è più facile lasciarsi andare.

Tieni stretta la mia mano,

anche quando mi sono allontanato da te.

***

Hold on to what is good,

even if it’s a handful of earth.

Hold on to what you believe,
even if it’s a tree that stands by itself.

Hold on to what you must do,

even if it’s a long way from here.

Hold on to your life,

even if it’s easier to let go.

Hold on to my hand,

even if someday I’ll be gone away

from you!

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Il 3 marzo una mamma, appassionata dei nativi americani, ci ha parlato della storia di Cavallo Pazzo.

CAVALLO PAZZO E LA TRAGEDIA DEI SIOUX

di Simona Strufaldi

Questa è la breve storia di uno dei più famosi Sioux vissuto nel South Dakota nella seconda metà dell’ottocento, ma è anche la triste storia di tutti i nativi americani a seguito della colonizzazione europea.

La figura di Cavallo Pazzo, Tashunka Uitko, in lingua Lakota, affascina più di ogni altra, forse per l’alone di mistero che da sempre ha accompagnato la vita di questo grande guerriero indiano.

E’ un mistero la data della sua nascita, che viene collocata dagli studiosi intorno al 1840-1841 nel South Dakota, un tempo popolato dai Sioux, con la grande prateria settentrionale e le grandi rocce che precedono le Montagne Rocciose, ossia le Black Hills, Colline Nere, Paha Sapa (in lingua Lakota), le montagne sacre di tutte le popolazioni Sioux del Nord America.

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Oggi sul lato di una di queste vette sacre, su un picco chiamato Mount Rushmore, gli americani hanno scolpito i volti giganteschi dei quattro presidenti americani più rappresentativi della storia, quasi a voler ribadire che quei territori, un tempo popolati solo dai Sioux, sono di proprietà dell’”uomo bianco” e del governo americano ed a ricordare lo sterminio dei nativi americani da parte dei colonizzatori europei.

Dopo molti anni ed a poca distanza da questa imponente opera, è stato scolpito un monumento altrettanto gigantesco, a colpi di dinamite, che ritrae la sagoma di Tashunka Uitko a cavallo.

Fu proprio qui che nacque Cavallo Pazzo: può sembrare strano che la data precisa della sua nascita non sia nota, mentre è noto il luogo preciso, ma ciò non deve sorprendere se si pensa che per i Sioux erano più importanti i luoghi rispetto al tempo e alle date convenzionali.

A quei tempi la grande tribù dei Sioux era divisa in tante “sotto tribù” (almeno sette): il padre di Cavallo Pazzo, apparteneva alla tribù dei Sioux Oglala, mentre la madre era la sorella del grande capo Sioux Brulè, Coda Chiazzata.

Sembra che i suoi capelli fossero più chiari di quelli degli altri indiani e che fosse ricciolo, tanto che da bambino venne soprannominato “Riccetto”, ma non sappiamo se fosse veramente così perché, a differenza degli altri capi e guerrieri indiani come Toro Seduto, Nuvola Rossa, Piccolo Grande Uomo, che accettarono di farsi ritrarre con piumaggi e altro dai fotografi ambulanti, Cavallo Pazzo rifiutò sempre di lasciarsi riprendere ed imprigionare la sua anima.

Cavallo Pazzo crebbe nella tribù del padre e fu una infanzia felice per diversi motivi.

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Da un lato, come tutti i bambini Sioux, era viziato e coccolato dall’intera tribù e soprattutto era libero; non c’erano orari, scuole, compiti a casa e pochissima disciplina: la scuola era la vita, che insegnava le arti, la tecnica, le tradizioni, le culture.

Dall’altro lato, il popolo Sioux non aveva ancora conosciuto la vera guerra con i colonizzatori e con il governo americano.

A quel tempo, infatti, le invasioni dell’uomo bianco si erano limitate al passaggio delle carovane dirette verse le terre dell’ovest ed i Siox guardavano con curiosità questi strani uomini diretti chissà dove e alcune volte avevano anche attaccato queste carovane che calpestavano senza permesso i luoghi a loro sacri.

Inoltre, vi erano le guerriglie con le tribù storicamente rivali dei Sioux (come i Corvi e gli Arapaho) per questioni di territorio o di bestiame, ma erano scaramucce ad armi pari e tra popoli con la stessa cultura e le stesse tradizioni.

Cavallo Pazzo era un solitario, un tipo un po’ strano, che talvolta lasciava il gruppetto dei compagni per starsene in solitudine e ciò caratterizzerà l’intera sua esistenza: non amava dipingersi il corpo o la faccia come gli altri, non partecipava quasi mai alla Danza del Sole o della Luna ed in guerra portava soltanto una piuma di falco rosso (suggerita da una delle sue tante visioni) ed un gonnellino di pelle attorno alla vita.

Durante l’adolescenza Cavallo Pazzo attirò l’attenzione di un famoso guerriero, Schiena Alta, ed il padre fu contento che il figlio imparasse da lui l’arte della guerra: sembra che all’inizio Cavallo Pazzo avesse qualche difficoltà ad imparare ad andare a cavallo, ma aveva una capacità soprannaturale di resistere al dolore ed al freddo.

Era sicuramente un sognatore, un uomo che viveva costantemente tra la realtà ed il mondo dei sogni, che per un Sioux era il mondo di Dio e da ragazzo cominciò ad avere importanti visioni, dapprima nella pace della prateria, di mandrie di bisonti che si avvicinavano al villaggio o di tribù nemiche nei paraggi, poi visioni più tragiche riguardanti l’avanzata dell’uomo bianco e le sue visioni si rivelarono sempre veritiere.

Spesso ricercava il contatto con Dio e le visioni isolandosi per mesi, senza che nessuno sapesse dove era, praticando il digiuno, per poi tornare all’accampamento con nuove rivelazioni.

In gioventù Cavallo Pazzo passò circa due anni presso la tribù dei Cheyenne, amici storici dei Sioux, innamorato di una giovane indiana vedova chiamata Donna Gialla e fu qui che ebbe il primo vero contatto con l’esercito americano, quando ci fu un grande massacro di questa tribù da parte dell’uomo bianco.

Cavallo Pazzo capì che ormai l’invasione dei bianchi era una realtà e sentì il dovere di tornare alla sua tribù per difendere la sua gente.

Poichè gli scontri con gli indiani erano sempre più frequenti e la “questione indiana” stava diventando un problema, il governo americano invitava sempre più spesso i capi delle varie tribù a stipulare trattati di pace che, però, venivano immancabilmente violati dai soldati americani stanziati nei territori indiani.

E tali violazioni si erano fatte più frequenti con il passare degli anni lungo la Strada Sacra (Sentiero dell’Oregon), che malgrado fosse stata assegnata agli indiani, veniva costantemente attraversata da carovane e carovane di bianchi e ciò aveva portato ad una grave diminuzione dei bisonti, che rappresentavano la principale fonte di sostentamento dei nativi americani.

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Di conseguenza gli assalti alle carovane divennero sempre più frequenti da parte degli indiani che difendevano i loro territori: il governo americano pensò allora di approfittare della mancanza di cibo dei Sioux, stabilendo che solo gli indiani “amici”, ossia quelli che non avrebbero più assalito le diligenze di bianchi, avrebbero avuto gli aiuti alimentari dal governo.

La gioventù di Cavallo Pazzo è segnata dalla progressiva invasione da parte dei coloni e si trovò spesso ad affrontare l’esercito americano.

Ben presto crebbe la sua fama di guerriero, anche nelle altre tribù e persino l’uomo bianco temeva questo grande guerriero capace di guidare migliaia di altri guerrieri e le cui visioni erano tenute in grande considerazione.

La guerra con i bianchi arrivò al culmine a causa dell’invasione delle Black Hills, che il trattato di Fort Laramie aveva attribuito definitivamente in proprietà agli indiani, in quanto si era sparsa la voce che in quelle terre era stato trovato l’oro.

Nel 1874 migliaia di soldati, guidati dal Generale Custer, invasero senza rispetto le Black Hills: i più importanti leader delle tribù, tra cui anche Toro Seduto dei Sioux Hunkpapa, che avevano rifiutato di vivere nelle riserve, rifiutarono anche di cedere le Colline Sacre e ignorarono l’ultimatum del governo che ingiungeva agli indiani fuori dalle riserve di consegnarsi alle autorità militari.

Fu così che si giunse allo scontro del fiume Rosebud, dove si trovavano accampati i Sioux Oglala e gli Hunkpapa di Toro Seduto, ma anche i Cheyenne, i Piedi Neri, gli Arapaho e i Senza Arco e che, guidati da Cavallo Pazzo, riuscirono ad infliggere un duro colpo all’esercito americano.

Ma la battaglia forse più famosa fu quella contro il 7° Cavalleria guidato dal Generale Custer che fu ucciso dallo stesso Cavallo Pazzo.

Tuttavia, dopo tale battaglia le tribù furono costrette a dividersi, perché l’esercito americano dava loro una caccia spietata.

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L’accampamento di Cavallo Pazzo fu raggiunto dai Sioux Hunkpapa giudati da Toro Seduto, ma giungevano sempre più notizie di tribù che si erano arrese e avevano accettato di vivere all’interno delle riserve sotto il controllo dell’esercito americano e dopo un inverno di stenti Toro Seduto decise di condurre la sua gente in Canada, dove finì la propria esistenza al seguito di Buffalo Bill.

Poco tempo dopo, Cavallo Pazzo, per evitare altri morti e altre sofferenze al suo popolo, decise di darsi prigioniero ad un esercito che non lo aveva mai sconfitto in battaglia.

L’ingresso nella riserva di Cavallo Pazzo e della sua tribù di poche centinaia di persone non sembrò affatto una resa: migliaia di indiani si unirono ai nuovi arrivati e cominciarono ad acclamare Cavallo Pazzo.

Ben presto, all’interno della riserva, Cavallo Pazzo fu “corteggiato” e tenuto in grande considerazione dai soldati bianchi, che ancora temevano quel grande guerriero, tanto da suscitare l’invidia degli altri capi indiani, come Nuvola Rossa che si era arreso molto tempo prima.

Quando Cavallo Pazzo accettò di incontrare il Presidente degli americani (il Grande Padre Bianco), dietro la promessa di una riserva tutta sua ai piedi delle Colline Nere, Nuvola Rossa sparse la voce che, in realtà, stava preparando la fuga e che si stava nuovamente armando contro l’uomo bianco.

Tale voce fu confermata anche dall’errore di traduzione dell’interprete indiano nel colloquio che Cavallo Pazzo ebbe con il tenente americano che comandava la riserva.

Cavallo Pazzo, a cui era arrivata la notizia del suo imminente arresto, si rifugiò nella riserva di Coda Chiazzata, lo zio materno, e spiegò che era tutto un malinteso.

Il giorno dopo decise di consegnarsi all’esercito per spiegare l’accaduto: arrivato a Fort Robinson gli venne incontro il suo vecchio amico, Piccolo Grande Uomo, che era diventato un poliziotto al servizio dell’uomo bianco.

L’ufficiale disse che non c’era bisogno di spiegare il malinteso, perché l’interprete aveva già ammesso il suo errore di traduzione e che avrebbe solo dovuto passare la notte nella baracca per poi parlare il giorno dopo con il comandante per la questione della riserva.

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Ma quando Cavallo Pazzo vide all’interno della baracca delle sbarre di ferro a forma di gabbia si rifiutò di entrare e iniziò una colluttazione con Piccolo Grande Uomo, il quale riuscì a bloccare le braccia di Cavallo Pazzo e fu allora colpito a morte dalla baionetta dell’ufficiale bianco.

Era il 1877.

Questa è la versione più accreditata della morte di Cavallo Pazzo: altri dicono, invece, che fu ucciso dal suo amico Piccolo Grande Uomo, altri che fu Nuvola Rossa a porre fine alla vita di Tashunka Uitko.

Nella notte il corpo di Cavallo Pazzo fu portato via dal padre e dalla matrigna, ma nessuno sa dove sia sepolto.

Nonostante sia passato più di un secolo dalla sua morte, il mito di Tashinka Uitko vive ancora oggi e tra i suoi discendenti c’è chi giura che il suo spirito vaga ancora libero nelle Paha Sapa.

I bambini hanno imparato la canzone di Fabrizio De Andrè, “Fiume Sand Creek” , che poi hanno cantato, il 12 marzo a San Marcello Pistoiese, davanti ai rappresentanti dei Lakota Sioux.

Massacro di Sand Creek

 

 

DIRITTI NEGATI: I NATIVI AMERICANI

di ALESSANDRO MARTIRE

(ridotto e semplificato per i bambini da Flavia Strufaldi)

Quando e perché fu proibito parlare la propria lingua Nativa Americana? E lo è ancora?

Il divieto di parlare la propria lingua iniziò nel 1870 e si protrasse sino al 1950 ufficialmente, praticamente nelle Boarding schools del Canada anche sino al 1978. La lingua insegnata ed ammessa era soltanto l’inglese Americano. Soltanto il 30 ottobre dell’anno 1990 è stato varato il Titolo I della legge pubblica numero 101-477 che poi è passata sotto il nome di “Native American Language act” che tradotto significa “Legge per la lingua Nativa Americana” la quale prevede quanto segue: 

Di dover preservare, promuovere e proteggere il diritto dei nativi Americani di usare, praticare e sviluppare la loro lingua nativa Americana”

C’è molto da riflettere, cari  i miei lettori, pensate solo nel 1990 è stata promulgata questa legge!!!

E cosa accadde con la spiritualità dei Nativi? E’ vero che anche essa fu proibita dai Conquistatori Europei Bianchi?

Certo, ed il primo a parlarne fu proprio il mio Antenato: Pietro Martire D’Anghiera, nella sua Opera chiamata “De Orbe Novo et accronicris”.  I primi infatti a proibire a costo della vita la pratica della spiritualità dei Nativi furono gli Spagnoli, tramite il loro sacro braccio operativo: “L’Inquisizione”. Ovviamente anche per i selvaggi pagani Indiani erano comminate atroci torture, e poi ovviamente, la morte dopo atroci sofferenze, se non si accettava la conversione al cristianesimo. Già nei disegni di Bartolomeo de Las Casa vediamo la pratica dei Messi del Papa, arrostire a fuoco lento i Nativi ed i loro bambini, fatti sbranare dai cani degli Spagnoli davanti agli occhi atterriti dei genitori. Erano soliti gli Spagnoli, fare scommesse in denaro, fra loro, e avrebbe vinto colui che indovinava il tempo minore in cui, un cane affamato dell’esercito Spagnolo, sbranava e dilaniava un bambino nativo. Ovviamente i genitori venivano fatti assistere allo spettacolo, che tanto divertiva Spagnoli e uomini della Chiesa, poi i genitori a loro volta, venivamo messi a cuocere sui carboni a fuoco lento. Ecco che il mio Antenato descrive e denuncia tali atrocità nell’ottava decade della sua opera, appunto il De Orbe Novo, e ci racconta Pietro Martire che i Nativi (che lui chiama nell’opera i Lyucayani) preferivano dare la morte loro stessi ai loro figli in maniera veloce e poi uccidersi loro stessi prima di essere presi dagli Spagnoli. A causa di questi fatti storici, oggi molti nativi sono sia cristiani sia seguaci della spiritualità originaria. Poi già nel 1646 nella baia del Massachusetts fu promulgata una legge dai coloni ed in particolare dal pastore John Elliot, con la quale si prevedeva la pena di morte per impiccagione per i nativi se seguaci della loro spiritualità originaria. Immaginate i primi coloni arrivano nel 1610 e, soltanto 36 anni dopo il loro arrivo in un mondo a loro sconosciuto e che li aveva accettati ed ospitati con amicizia ed amore, questi fanno una legge che mette a morte i Nativi, che li avevano accolti fraternamente, se trovati a pregare secondo la loro tradizione e se non si fossero subito convertiti alla fede cristiana sebbene protestante. Immaginate questo comportamento folle ed assurdo, che comunque spiega e rende bene l’idea dell’approccio dei conquistatori Bianchi nel così detto Nuovo Mondo.

Poi ancora dal 1493 e poi sino al 1883 una serie di leggi che proibiscono ai Nativi le loro pratiche spirituali, ricordiamo l’ atto promosso dal segretario del dipartimento degli interni Henry M. Teller ( ovviamente proveniente da una organizzazione cristiana cattolica) dal nome “ La corte per giudicare le offese degli indiani”, lo scopo era dichiarato: quello di eliminare totalmente la pratica delle odiate “pratiche atee indiane” la legge poi rivisitata in maniera ancora più drastica nel 1870, proibiva la pratica religiosa di ogni ritualità nativa americana all’interno delle riserve e comunità native, l’ assurdo di questa legge era che, se un bianco, avesse praticato alcuno di questi rituali non sottostava alla legge che era riservata solo ai Nativi Americani e non ai bianchi! L’opposizione del Governo Americano alle pratiche spirituali dei Nativi proseguì fino a tutto il 1920, quando il timorato cattolico osservante Agente degli affari Indiani Sig Charles Burke inviò formale dichiarazione a tutti gli “Indiani” ordinando loro di abbandonare ogni danza e pratica religiosa nativa o volontariamente od altrimenti ciò sarebbe stato ordinato anche con l’uso della forza (Spicer 1969, p.241). Solo nel 1978 -praticamente ieri- viene emesso l’atto del Congresso conosciuto come “L’ Indian Freedom Religious act”, il quale restituisce la libertà delle pratiche spirituali ai Nativi.

 

I Nativi sono i proprietari delle loro terre?

Il governo non è il “guardiano” di soggetti Indiani Americani.  Il Governo, in alcuni casi è il “fiduciario” di alcuni tipi di proprietà dei Nativi. Questa proprietà “fiduciaria” del Governo, spesso, è collegata con il territorio della riserva e delle risorse che in essa sono prodotte o dalla quale ne derivano. Il Governo ha la proprietà “fiduciaria” delle riserve federalmente riconosciute. La proprietà delle terre, nei confini territoriali della riserva, può essere tribale e gestita dall’ufficio tribale che si chiama “Tribal Land Enterprise” oppure individuale di Componenti della Tribù. Dipende da circostanze di varia natura. Consideriamo una generale comparazione fra ciò che è una proprietà fiduciaria e cosa non lo è. Per esempio la terra della Riserva dei Dinè (Navajo), è in proprietà fiduciaria da parte degli Stati Uniti D’America. Per cui le decisioni di maggiore importanza che riguardano il territorio devono obbligatoriamente essere sottoposte alla approvazione del Bureau Of Indian Affairs. Di contro un appezzamento di terra acquistato da un Nativa Dinè (Navajo) nella lontana città di Phoenix in Arizona non sarà mai in proprietà fiduciaria ma del singolo individuo.

I Nativi sono cittadini Americani?  E in caso positivo da quando?

I Nativi Americani oggi sono cittadini Americani. Il loro riconoscimento è avvenuto con “L’Indian Citizenship Act” del 1924. Nel 1934 il Congresso ha varato la legge chiamata Indian reorganization Act (IRA) con la quale si metteva fine al distruttivo sistema creato nel 1887 dell’allotment act, il quale smantellò fisicamente molte riserve indiane americane. I Nativi Americani sono: Cittadini Americani, sono cittadini e residenti dello Stato Americano dove insiste geograficamente la Riserva, e sono Componenti della Tribù di appartenenza. Sottostando, quindi, a tre gradi di giurisdizione.

Qual è la popolazione Nativa Americana oggi?

Per quanto riguarda la popolazione dei Nativi si consideri che alcune stime antropologiche evidenziano che allo sbarco di Colombo nel 1492 si contavano circa 70/80 milioni di Nativi dall’Alaska all’Argentina. In 500 anni i dati sono: nel 1990 il censimento riportava il dato di 1.959.234 persone identificabili come Nativi Americani inclusa l’Alaska, su un totale, sempre alla stessa data di circa 248.709.873  in Alaska e Stati Uniti d’America. Senza quindi contare l’America centrale e del Sud.

Del numero su indicato il 22,3% dei Nativi vive oggi all’interno di aree geografiche designate come Riserve federalmente riconosciute, il resto vive al di fuori delle Riserve.

Conclusione

La percezione  che si ha, delle riserve di Rosebud e Pine Ridge, dopo avervi vissuto per oltre 28 anni, a volte, è simile a quella di una prigione, una prigione così grande, che le sbarre non  possono essere avvertite  da coloro i quali vi transitano di passaggio, o semplicemente da coloro che fanno una breve visita, magari solo per vedere o partecipare alle nostre cerimonie spirituali, come spesso avviene da parte dei curiosi turisti bianchi o da motivati seguaci delle nuove forme di new- age,  alla spasmodica ricerca di una filosofia o religione alternativa da seguire, ed in alternativa ai fallimenti delle tre religioni monoteistiche, che, in molti casi, non danno più risposte ai bisogni dell’anima di questa moderna società. In realtà non appena un Membro tribale esce dai confini territoriali della riserva, si trova subito coinvolto, tutt’oggi, in gravi episodi di razzismo. Ecco quindi che le sbarre fatte di razzismo ed indifferenza dell’uomo bianco, che ha materialmente rubato queste terre ai Nativi, e che oggi, con indifferenza e presunta superiorità   vive ai confini delle riserve, con tutti i suoi pregiudizi, con le sue assurde leggi, con la sua bigotta religione nonché con i suoi stereotipi, segnano di fatto una forte discontinuità tra due aree geografiche limitrofe. La povertà è grande, nella mia vita con i Lakota, spesso ho visto anziani morire di freddo e di fame, bambini cercare il cibo nella spazzatura, anziani che non avevano d’inverno neppure la legna da ardere per riscaldarsi, scene da terzo mondo nel Cuore della democratica e moderna America!

Questo, è solo un accenno della realtà, come spesso ho avuto modo di dire, il vero male, la vera malattia oggi dei Nativi e dei Lakota è quella del “mal vivere” nella Riserva, con tutto ciò che comporta, lo stress, la depressione viene fuori come campanello di allarme, a prescindere dai sintomi fisici manifestati, spesso tale malessere sfocia nell’alcolismo, nel suicidio anche di ragazzi in giovane età.

Il motore di tutti i malesseri dei Nativi e dei Lakota quindi, pare essere la perdita di identità culturale, questo è uno degli aspetti più tristi cui la mia gente sta andando incontro.

Le riserve di Rosebud così come Pine Ridge e le altre, sono estremamente povere sotto il profilo materiale e come lo intende l’uomo bianco, per più di un secolo, gli abitanti di queste comunità sono stati relegati ai margini dell’economia statunitense. Analogamente a molte altre comunità aborigene della periferia dell’economia mondiale, i Lakota devono fare i conti con fenomeni quali: alta disoccupazione, flussi emigratori per lavoro salariato, accesso limitato se non esistente al credito. Questi elementi si sommano, come visto in precedenza, agli altri fenomeni di dismetabolismi vari e forme di depressione e di stress generale. Nonostante tutto ciò, i Lakota continuano ad essere distinti dagli altri popoli. Perfino all’inizio del terzo millennio, il loro modo di abbigliarsi, le loro pratiche spirituali, l’organizzazione familiare, le forme d’arte ed i valori sociali coesistono, dando forma ad un senso di collettività e di identità culturale.

I popoli aborigeni Americani ed i Lakota, oggi devono guardare al loro futuro ed a quello delle loro generazioni che verranno, è quindi essenziale lavorare su alcuni aspetti che possono essere così riassunti:

1- mantenimento e diffusione fra i Membri Tribali dell’originaria cultura, storia, lingua e spiritualità, grazie anche al lavoro dei tradizionalisti, degli intercessori spirituali e dei “grass root people”, cioè di coloro (generalmente gli Anziani), che possono trasmettere quanto era conosciuto in passato.

2- gestione delle proprie risorse territoriali ed umane: mediante la valorizzazione del territorio e della cultura, sviluppare forme di economica domestica tesa a creare ricchezza economica all’interno delle riserve.

Includere e lavorare in armonia tra Governo/IRA cioè il Consiglio tribale e gli esponenti del governo tradizionale, l’Oceti Sakowin, ancora oggi presente; in tal modo da creare come un doppio organo politico-governativo, che possa includere a livello consultivo i suggerimenti dei tradizionalisti all’interno delle decisioni assunte dal Governo tribale che ha, oggi, rapporti di semi-sovranità col Governo Statunitense.